Miti senza mito…

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Riporto dal sito di la Repubblica, una lettera molto interessante (qui il link http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/68-lettera/68-lettera/68-lettera.html) :
Il ’68 vissuto dentro casa mia
Io nel ’68 avevo un anno scarso, e non posso testimoniare niente, a parte qualche anno dopo una corsa folle al centro di Roma, con un’amica di mia madre che mi tirava talmente per un braccio che più che correre volavo.
Però posso testimoniare cosa è successo in casa mia. I miei genitori stavano a Grosseto. Mia madre, insegnante, si è messa in testa di cambiare il mondo degli altri (non il suo). Questo ha significato per me diventare la figlia dei miei nonni, (vivevo e dormivo a casa loro), ed essere un peso per mia madre. Poi è nato mio fratello, i miei genitori si sono separati, mio padre è andato via, e da allora mia madre mi ha rovesciato addosso ogni responsabilità, costringendomi a tirar su mio fratello, con i miei nonni che hanno sempre cercato di non farmi sentire uno zerbino, come invece mi sentivo. Avevo 11 anni, mio fratello 6.
La rivoluzione che sono riusciti a fare i miei genitori è stata questa. Non ho più da tempo alcun rapporto con mia madre, che peraltro non sente la mia mancanza, dal momento che ha deciso che i miei problemi sono inventati. Per me è molto difficile dire queste cose, così come è difficile accettare questo cavolo di ’68 come un messia, nonostante io sia convintamente di sinistra, piuttosto lo vivo come qualcosa che mi ha insegnato a non seguire nessun dogma e a dare valore esclusivamente ai fatti, perché a parlare sono buoni tutti, ma a fare no.
Insomma trovo un controsenso quegli ideali meravigliosi, quelle canzoni, e tutto il resto, paragonati all’irresponsabilità di chi li predicava e alla loro incapacità di tradurli nella vita reale. E’ molto difficile vedere quella generazione come "intoccabile", di cui non si può dir male, e sentirsi dare, oltrettutto, degli imbranati, perché loro a 20 anni facevano la rivoluzione. Se si vuole fare la rivoluzione bisogna prima di tutto farla in casa propria, se si vuole essere credibili e rispettati.

Silvia Canuti
Grosseto

 
 
Le prime parole che mi son venute in mente sono state : FINALMENTE QUALCUNO CHE LO DICE!
Sì, perchè siamo invasi da troppi falsi miti. I falsi miti di oggi sono figli (e coloro che li portano avanti, gioco forza, sono anche loro stessi figli) di quelli derivanti da quell’anno di "rivoluzione" che è stato il 1968.
Sarà perchè sono nato nell’anno agli antipodi (68 –> 86), ma i tempi son maturi per affermare con onestà intellettuale che i risultati ottenuti con quelle manifestazioni sono stati ben peggiori della situazione precedente.
Il mondo pre-68 era un mondo fortemente delineato, dove vi era poca possibilità di scalata sociale (cosa che è rimasta, ahinoi), forte controllo dei genitori sulle vite dei propri figli, così come nelle scuole era forte il controllo sugli alunni.
E adesso?
Adesso dopo le canzoni che inneggiavano alla libertà di pensiero, all’abbattimento di "barriere" tra genitore e figlio, ed anche tra professore e alunno, ci ritroviamo messi peggio rispetto addirittura il punto di partenza!
Una vera e propria INVOLUZIONE, incentivata e difesa strenuamente dai soliti intellettualoidi di sinistra.
Uno di sinistra, che si ritenga moderno e lungimirante ed anche un minimo onesto, deve riconoscere che il ’68 ha perso su tutto il fronte.Prima di tutto perchè le guerrre c’erano, ci sono e continueranno ad esistere; poi perchè sono stati abbattuti troppi muri.
Ci si lamenta del bullismo (che si badi bene esisteva ampiamente anche prima!), ma poi sono gli stessi genitori ad andare contro il professore che dice che tuo figlio è peggio di una capra ignorante isterica e te genitore, sapendo che il professore ha ragione, nonostante tutto lo PICCHI e lo DENUNCI.
Questo è uno dei frutti più amari di quel ’68 rivoluzionario; ci si deve rendere conto che un MINIMO d’ordine è NECESSARIO per la sopravvivenza di una società!E non parlo di ordine in ottica fascista o comunista!
Non si devono portare avanti falsi miti, questa è la più grande lezione del 1968.
Perchè a guardare troppo in alto, ed in questo la lettera è chiarissima, si perde di vista la realtà, quella fatta dei nostri affetti, del nostro piccolo mondo e del nostro REALE futuro.
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