150, e non dimostrarli

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Difficile essere quello che non si è.
C’è chi ci riesce benissimo per diverso tempo, ma, irrimediabilmente dopo le prime difficoltà, viene smascherato.
Ecco, proprio per questo, è stato difficile vedere milioni di italiani veramente coinvolti in una festa che non gli (e ‘non ci’) appartiene. Ma è diventata subito una festa osannata nonappena la si è inquadrata come la novizia dei “ponti italici” (non le strutture, ma i più semplici giorni festivi). Vuoi levarti il gusto di un megaponte a Marzo, proprio quest’anno che Pasqua cade ad Aprile? Non sia mai!
Ed allora eccoci tutti in piazza, a ricordare luoghi e persone velocemente affrontate nei vecchi programmi scolastici. Luoghi e persone perse nella memoria, ma che ogni 50 anni vale la pena ricordare per non andare a scuola o a lavoro.
Mi sarebbe piaciuto vedere in occasione del 149° anniversario, cioè il 17 marzo 2010, quanti italiani sarebbero stati in grado di rispondere: “In quale giorno ed anno l’Italia è diventata unita?”. Percentuale di risposte corrette? Inferiore al 20%, sicuro!
Invece, 365 giorni dopo, eccoci riversarci nelle strade, facendo il verso ai “cugini” francesi, sempre sbeffeggiati per la loro “grandeur” e per il loro “nazionalismo”. Gli facciamo il verso, in malo modo.
In malo modo perché loro il 14 luglio (per chi non sapesse cosa significa il 14 luglio per i francesi, c’è la spiegazione su Wikipedia) lo festeggiano ogni anno, non ogni 50 o 150 anni. E’ la sottile differenza che passa tra coerenza e saltaquaglismo, sport italico di post-imperiale (in senso di impero romano) memoria.
Ed allora ecco spuntare le bandiere, velocemente riposte l’estate scorsa dopo il disastroso mondiale di calcio (unica occasione dove spunta alle finestre il tricolore), le celebrazioni, i discorsi, i distinguo, le polemiche…
Insomma, tutto esattamente come 150 anni fa.

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Un pensiero su “150, e non dimostrarli

  1. Hai ragione!
    E’ vergognoso come abbiamo gestito tutto questo; ciò che si è visto in piazza è il bisogno urgente di un nazionalismo che manca totalmente da noi. Non sappiamo chi siamo, da dove arriviamo e dove stiamo andando… siamo già divisi al nostro interno ma non ammettiamo di esserlo. Guardando ciò che siamo diventati oggi ciò che è stato fatto 150 anni fa, i sacrifici umani e non fatti 150 anni fa sono stati completamente inutili.
    La nostra nazione più di qualunque altra ha un urgente bisogno di nazionalismo passando, per prima cosa, dalla conoscenza di chi siamo veramente, la nostra Storia; perché io, come pochi, sento di avere 150 anni… non so se mi spiego.
    Ciao

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