Qualunquismi ottembrini

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Il mese d’ottobre s’è aperto all’insegna del qualunquismo, con due momenti di fortissima pochezza: la discussione sulla raccolta firme per il referendum elettorale e la paginata di sabato 1 ottobre di Diego Della Valle. Ma andiamo con ordine.

Partito in sordina il referendum elettorale ha conquistato tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre le prime pagine dei giornali grazie alle improvvide e casuali dichiarazioni di alcuni politic(ant)i. Maestra ignoranza, infatti, lascia parlare liberamente i suoi discepoli.
Presentata come la soluzione a tutti i mali della politica, la vicenda referendaria verte su una falsità paurosa e su un pericoloso giochino: la falsità è nel “firmo, voto, scelgo”, il giochino è nel “cancello l’ultima legge, così si torna a quella precedente”. La falsità è confermata dalla storia del Mattarellum – il sistema elettorale in vigore dall’agosto del 1993 al dicembre del 2005 per le elezioni politiche nazionali. Il sistema, così come congeniato al momento del concepimento (e come i referendari vorrebbero riproporre), non è altro che un pastrocchio tra maggioritario e proporzionale dove – per assurdo – i “partitini” (definizione in cui possiamo inserire tutte le realtà politiche inferiori al 4-5%) entravano in Parlamento grazie alla parte (75%) maggioritaria, dove i partiti di una coalizione si accordavano – seggio per seggio – sulla spartizione dei seggi e sul personaggio da collocare territorialmente. Con tanti saluti al “firmo, voto, scelgo”!

Il giochino, se possibile, è ancora più pericoloso. Se infatti in un contesto del genere il “cancello l’ultima legge, così si torna a quella precedente” non porta gravi danni, tale precedente porterebbe a conseguenze liberticide e pericolossisime. Per assurdo potrebbe essere applicato a qualsiasi ambito (ad esempio: abolizione attraverso referendum dell’ultima legge sul fumo – la legge Sirchia – e tutti i locali pubblici si riempono di nuovo di una salubre cappa fumogena) andando ad essere un’azione gravemente anticostituzionale. Il “giochino” dovrà essere valutato dalla Consulta per (appunto) stabilire la sua “costituzionalità”: il rischio è però quello di avere una Consulta che si faccia interprete di un “sentimento popolare” facendosi così sopraffare dal qualunquismo referendario.

Ben altro discorso merita la paginata di Diego Della Valle apparsa l’1 ottobre scorso. Tralasciando i dubbi sul costo che avrà avuto sul “Corriere della Sera” e “La Nazione” (testate dove mr Tod’s possiede percentuali azionarie comprese tra il 2 ed il 9%), andando a spulciare le parole ci si trova davanti a dei ragionamenti da bar che poco si addicono ad uno dei maggiori imprenditori italiani e che, proprio per questo, è anch’egli complice della miseria industriale (ed economica) in cui l’Italia è scivolata negli ultimi 10 anni. Ricevere morali sociali da una persona che, una volta entrato in un’azienda tipo la “Bialetti”, ha subito delocalizzato le produzioni nell’est europeo (con tanti saluti alle sedi italiane), è quantomeno bizzarro. Così come è bizzarro che sia la stessa persona che nel 1994 ha finanziato direttamente la discesa in campo dell’attuale Presidente del Consiglio (che, per la cronaca, si chiama Silvio Berlusconi) e che ha da tempo stretti rapporti con l’attuale europarlamentare Pdl Clemente Mastella, lo stesso che era padrone dell’Udeur, e sempre lo stesso che offrì a Della Valle l’occasione di candidarsi nelle file del micropartito ceppalonichese.

Insomma, il qualunquismo dilaga e s’ingrossa come un’onda di uno tsunami che corre veloce verso riva. Ma tanti sono ancora sulla spiaggia a prendere il sole, senza accorgersi dell’onda che ormai si staglia imponente all’orizzonte…

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