Un’idea per Monti

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Tante le cose che si possono fare in Italia per migliorare la situazione dei nostri conti. Tra i tanti aspetti toccati dalla manovra presentata dal governo Monti, sangue e sangue (visto che il ministro Fornero ci ha già prelevato le lacrime), ne manca uno che assorbe certamente numerose risorse – quantomeno a livello di stipendi: le università.

L’Italia si è dotata, negli anni, di ben 62 (SESSANTADUE) università pubbliche sparse sul territorio nazionale. Un numero che certifica come ci sia un ateneo ogni milione di abitanti, senza considerare il tasso di vecchiaia che in Italia supera abbondantemente la presenza delle giovani generazioni. Ebbene, questi 62 luoghi di massima espressione del sapere si sono via via diffusi in tutte le aree più o meno abitate. Tralasciando gli atenei storici, quelli delle metropoli o delle grandi città, c’è tutto un sottobosco che prende il nome di Università della Tuscia (Viterbo), del Sannio (Benevento) o dell’Insubria (vari paesi del Piemonte) che certamente questa dignità storica non ce l’hanno. Hanno invece dignità economica.

Ma se il numero complessivo degli atenei è parzialmente spiegabile, ciò che non è spiegabile è la proliferazione delle cosiddette sedi decentrate. La lista dei paesini che ospitano facoltà universitarie è lunghissima: MOSCIANO SANT’ANGELO, LANCUSI, PIEVE DI CENTO, POZZILLI, EDOLO, SPINETOLI, GRUGLIASCO, SAN GIOVANNI ROTONDO (ci sarà la facoltà di Pellegrinaggio???), PRIORO GARGALLO, MIRANO etc etc etc.

Ora, sapendo quanto sta a cuore il mondo accademico al nuovo premier, io avrei un’idea: banale, subito applicabile ed a costo zero, anzi, ad incasso. Perché non trasferire il personale di queste piffero di sedi decentrate a smuovere gli atti ed all’informatizzazione dei Tribunali? Lì ce n’è davvero bisogno di personale, come più volte sottolineato da autorevoli membri della giustizia al di sopra di ogni sospetto (non ultimo il procuratore reggino Gratteri) e si tratterebbe di personale già qualificato o facilmente riqualificabile. Con lo spostamento non ci sarebbero perdite lavorative e gli immobili dismessi potrebbero essere venduti facendo cassa. Una soluzione banale, professor Monti?

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