Ci stiamo ammazzando da soli

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Non si può violentare i cervelli così, con una lobotomizzazione mediocre all’insegna del gesto, dell’apparenza e dell’inutilità.
Sì, perché una bomba davanti ad una scuola è un gesto – eclatante ed assassino – che vuole apparire il più possibile, e completamente inutile perché si va a colpire persone assolutamente estranee a qualsiasi forma di potere. Anzi, l’unica forma di potere che stavano conoscendo è quella più importante: la cultura.
Ma è un gesto, apparente ed inutile, anche il manifestare dopo queste morti. Manifestare per una solidarietà puramente emotiva e non razionale. Perché per combattere la mafia o – comunque – il malaffare di Stato (lo “Stato nello Stato”, di qualsiasi colore o corpo militare esso sia) non si deve solo fare quattro passi in piazze differenti o “twittare” la stessa parola per esprimere (e far vedere che si è espresso) solidarietà. La mafia si combatte chiedendo lo scontrino quando si va a fare acquisti o a prendere un caffè, la mafia si combatte denunciando luoghi di lavoro insicuri o rapporti di lavoro falsi, la mafia si combatte con dichiarazioni dei redditi reali…
Mi fanno ridere i giornalisti complottisti o salottisti (stessa razza, quella delle teste di cazzo) che arrivano al qualunquismo esasperante per non far innervosire i loro editori che, con le “strategia della tensione”, ci fanno ancora più soldi (sia che l’editore sia lo Stato o un privato, magari una compagnia telefonica).
La mafia (o – ripeto – “lo Stato nello Stato”) non si combatte mettendo bandiere a mezz’asta, con i minuti di silenzio, postando le foto delle manifestazioni sui vari social o annullando tutti gli eventi (tranne quelli sportivi o redditizi) in ‘segno di lutto’. La mafia si combatte raddoppiando eventi come la notte dei musei, si combatte privatamente e razionalmente tutti i giorni, non esteriormente e platealmente nei giorni dopo gli attentati. In questo secondo caso si fa solo il gioco di chi vuole questa situazione di stallo. Uno stallo iniziato, in modo evidente (nel senso che era presente anche in precedenza), esattamente 20 anni fa, il 23 maggio 1992 con la morte di Giovanni Falcone.

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