“Tesoro, mi si son ristretti gli alleati!”

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Il titolo, che vuole ricordare il quasi omonimo film della fine degli anni ’80 (poi replicato con alterne fortune), è la metafora perfetta per riassumere – in una frase – l’andamento del centrodestra nell’ultima tornata di elezioni amministrative.

Una delle prime considerazioni che si può fare sul voto che si è consumato tra il 26 e 27 maggio ed il 9 e 10 giugno è quella che a destra non paga più il solo traino berlusconiano – incentrato sulla figura unica del leader – ma che è necessario ricostruire una rete territoriale di alleati, dato che il Pdl tuttora si estende territorialmente in modo – oserei dire – quasi feudale (vassallo, valvassore, valvassino).

La connotazione territoriale, infatti, è stata una delle primissime mosse vincenti del Berlusconi appena “sceso in campo” nel 1994: la stessa alleanza, poi vincitrice, del Polo di quasi vent’anni fa era spiccatamente regionale o, come piace dire a Maroni, macroregionale, con al nord il ‘Polo delle Libertà’ formato da Forza Italia e Lega Nord ed al sud il ‘Polo del Buon Governo’ con l’allora Alleanza Nazionale.

Questa strutturazione ha retto fino al 2009, dato che nel 2010 c’è stata la prima “scissione” finiana con lo ‘storico’ discorso di Mirabello (ricordate? Quello seguito in diretta da La7, con una no-stop di oltre 4-5 ore che sembrava l’avvio della ‘nuova destra’… sapete benissimo come è andata a finire). Da allora, con alterne fortune, a livello di amministrative il centrodestra ha registrato solamente sconfitte: nel 2011 perdendo Milano, Palermo e con un pessimo risultato a Napoli, nelle amministrative 2012 con un passaggio a vuoto “oscurato” dall’ondata M5S, ed il risultato dell’ultima tornata dello scorso weekend.

Tutto questo per dire che se nelle elezioni politiche la “carenza territoriale” degli ultimi anni viene recuperata dalle doti istrioniche (affabulatorie o incantatrici, a seconda di come la si pensa di Berlusconi) del leader, a livello amministrativo questo non è più possibile. Concentrare la guida in un’unica persona cannibalizzando territorialmente gli alleati è una tattica che può portare successi alle politiche ma, sicuramente, non aiuta a livello comunale/regionale.
Un esempio? Innanzitutto il voto di Roma, uno dei pochi comuni dove lo stesso Berlusconi si è speso personalmente, senza fortune (per “colpa” di troppi ed evidenti errori marchiani dell’amministrazione uscente a guida di Alemanno). Ma, senza dubbio, si può inserire nella lista delle “sconfitte brucianti” – oltre a quelle del nord-est, dove il centrodestra paga la crisi che pare irreversibile della Lega – quella di Siena dove il centrosinistra, nonostante un processo di sublimazione politica (dalle dimissioni di Ceccuzzi, alla prima tornata di primarie rivinte dall’ex sindaco, alla successiva uscita di scena dello stesso, fino ad arrivare alla scelta di Valentini), ha avuto la meglio su di un centrodestra che non è stato capace di organizzare una proposta alternativa e nemmeno di raccogliere i 12-13mila voti che sarebbero bastati per espugnare la (ex?) roccaforte rossa.
Nel film, alla fine, i “ragazzi” tornano alle loro normali dimensioni. Gli alleati di Silvio, al momento, paiono essere ancora “miniaturizzati” …

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