Ferradini, Renzi e i “fedeli” traditi

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Dura la vita quando in una carriera politica ti crei dei “fedeli” anzichè dei “sottoposti”. Se da un lato la “fede” consolida il rapporto quando le cose vanno bene, dall’altro riserva colpi bassi – come quelli di un’amante tradita/o dopo mesi o anni di amore, esponendo il legame a dichiarazioni patetiche e fuoriuscite al limite dell’autolesionismo.

E’ questo quello che – probabilmente – sta accadendo in questi ultimi giorni tra Guido Ferradini, ex “carrista” renziano della prima ora , ed il suo devoto neosegretario del Pd. La mancata nomina nella segreteria democratica – che prima non ricordo essere così ambita – ha portato il protagonista delle “Officine democratiche”, protorganismo renziano fiorentino, ad un’intervista “fratricida” su Panorama (è possibile leggerla qui) .

Nell’intervista – apparemente impostata ed accordata tra giornalista e intervistato – emergono punti da “lite trash” quando si fa cenno ai rapporti tra Renzi e la moglie: “Già negli ultimi anni, a casa, Matteo non c’è stato quasi mai e molti conoscono i problemi di coppia che hanno avuto“. Un passaggio criptico, tipico delle interviste d’epoca democristiana che nell’affermare una cosa ne intendevano, a chiare lettere, ben altra. Ma oltre al “dubbio” sulla stabilità del rapporto coniugale, il fedele Ferradini – cassato dalla segreteria – affonda il colpo quando afferma, a proposito della nuova responsabile delle riforme istituzionali (con alle spalle un “babbo” in Banca Etruria, caratteristica – quella ‘bancaria’ che accomuna molti membri dello staff renziano), che “Aveva un fidanzato qua a Firenze, una persona carinissima. Poi da quando è entrata in Parlamento e si è dovuta praticamente trasferire a Roma, i rapporti sono diventati più difficili”. Concludendo cainamente con un antitetico “E poi siamo tutti amici“.

Il gossip trash, quindi, come arma affilatissima all’interno delle seconde linee renziane, così come avveniva ai gloriosi (per alcuni) tempi della Dc. Un comportamento che – come detto – può essere assimilato a quello di un amante tradito/a, che per mostrare una finta calma esteriore lancia “sottili” invettive sottoforma di messaggi di pace. Una guerra fratricida che pare essere l’unico vero problema – a breve termine – dell’armata renziana, che pare basata sulla totale fedeltà psichica al “capo” e non su di una struttura realmente organizzata. Una tipologia di armata che è ottima per la fase di “battaglia” – perchè i fedeli arrivano a morire per il proprio capo, mentre i sottoposti no – ma che diventa difficile da gestire quando non si è in battaglia.

Perché il carro si ingrossa e le poltrone, fino a nuove elezioni, sono già tutte occupate.

ps. oltre a tutto questo pare sia nato un embargo per tutti i giornalisti che osino dare “voce” al tradito Ferradini. Pare cioè che chi senta Ferradini sia destinato a non aver più possibilità di contatti con Renzi. Questa “voce”, se vera, non farebbe altro che avallare quanto detto.

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