Consigli (non richiesti) per una campagna elettorale a Firenze

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Firenze capitale dell'insalata

Firenze capitale dell’insalata

In un contesto mediaticamente talebanizzato, avventurarsi in una campagna elettorale a Firenze in vista delle prossime nomine feudal … ehm, elezioni amministrative non sarà semplice. Tra partiti ancora impaludati sulla scelta dei candidati alle primarie, tra continue defezioni romane ed improbabili web-selezioni, il fronte è sì ampio ma pieno di insidie.

Arrivare sulla poltrona da sindaco dopo “l’Egomostro” è infatti una posizione scomodissima; non solo per la situazione economico-sociale della città (lo si vedrà molto bene a breve), ma anche solo per la gestione delle cose più ordinarie. Proprio per questo un’eventuale campagna dovrà essere gestita con perizia di dettaglio, ma anche avere una buona dose di “spettacolarità”. Lo so; è brutto dirlo e vederlo scritto. Ma nella Firenze delle macerie (e dopo l’inizio della “Stalingrado di Renzi“) è necessario utilizzare un po’ di clamore. Non tanto per fare dei markettoni autopromozionali, come è successo e continua a verificarsi dal 2009, ma almeno per poter essere visibili, per farsi riconoscere da chi si è allontanato dalla politica. Per questo, dall’alto del mio niente, propongo un paio di consigli a chiunque volesse lanciarsi in questa avventura.

1) ‘Bombardare’ mediaticamente tutti i canali (con buonsenso). E’ un ossimoro, ma il primo passo è quello di guadagnarsi la visibilità attraverso una produzione continua di materiali (testii, foto e video). Per non cadere nell’apologia del renzismo deve essere fatto però con buonsenso, limitando gli annunci-spot e privilegiando un continuum comunicativo, cercando cioè di affermarsi non “in opposizione a…” (anche se è un’etichetta che non tarderà ad arrivare) ma come soggetto a sè stante. Per questo meglio caratterizzarsi con un segno distintivo (un fiocco, una spilla … cose così) per poter lasciare una traccia nei ricordi di chi si incrocia anche solo per uno sguardo-. Facile a dirsi ma molto meno a farsi;

2) Tappe elettorali che siano sempre ricche di eventi e di contenuti. Altro aspetto necessario è quello di calendarizzare appuntamenti che riescano ad attrarre media e cittadinanza. Non bisogna per forza rincorrere folle oceaniche (ormai in politica non si smuove più nessuno, nemmeno attraverso i social) ma nemmeno caffè elitari. La via di mezzo può essere trovata nel cercare di coniugare l’aspetto contenutistico a quello spettacolare. Un esempio, tanto per dire, può essere quello di creare una sorta di “trenino” umano che ripercorra il tragitto delle linee tramviare cantierizzate (ma mai avviate), anche su più giorni con più appuntamenti lungo l’ipotetico tracciato. Oppure, allo stesso modo, metter su una partita di calcio nel parcheggio della Mercafir, con tanto di sedie di plastica per le tribune ed ultras per le curve. Il tutto anticipato da una rigorosa organizzazione nel più infimo dei dettagli: una buona riuscita arriva sempre e comunque da una buona pianificazione. In tutto, ancor di più in una campagna elettorale;

3) Recuperare il contatto umano ed il porta-a-porta. Avviso subito che questa non è farina dal mio sacco, ma sono idee e concetti di chi fa questo di mestiere a tempo pieno (con ottimi risultati, oltre che con ottime idee). Con la politica social si cresce – elettoralmente – ormai solo a risultato acquisito. In fase di sviluppo del “personaggio” politico, i social sono solo il mezzo e non il fine della politica stessa (come avviene con l’attuale del Presidente del Consiglio). Un contatto che però non deve essere plastificato ma minimamente sincero ed onesto, senza sovraesposizioni da non poter mantenere in una successiva fase di amministrazione della città. Non conviene promettere di andare ogni martedì nelle scuole e di ricevere ogni mercoledì i cittadini in ufficio se dopo 2 mesi poi gli appuntamenti saltano.

ps. queste sono accortezze (più o meno condivisibili) valide non solo a Firenze, per carità; ma in questa città ci sono decine di migliaia di persone che sono disincatate ma che vogliono di nuovo incontrarsi per poter decidere. Perché decidere non è ritwittare o mettere “Mi piace” sullo stato di Facebook del sindaco.

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