Le primarie, gli ex cuperliani ed i renziani che non sono Renzi

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Ammetto subito una personalissima convinzione: ero praticamente convinto che la partecipazione alle primarie del centrosinistra/PartitoDemocratico che si sono svolte domenica 9 marzo sarebbe stata bassissima. Ne ero convinto perché credevo che la rapida ascesa del sindacodiFirenze/segretariodelPd/PresidenteDelConsiglio accompagnasse alle urne solo i “fedelissimi” dell’ex rottamatore.

Invece.

Invece anche questa volta le primarie a livello locale hanno dimostrato che poco contano le correnti ed allo stesso modo i ‘pacchetti di voti’ (anche se…). Nel turno di primarie che ha definitivamente superato la distinzione percentuale che c’era tra Ds e Margherita, anche le casacche di bersaniani/cuperliani e renziani/neorenziani hanno avuto un bel rimescolamento.

A livello regionale – tralasciando la decina, o poco meno, di comuni andati a candidati esterni al Pd (da suddividersi tra Psi, Sel ed altri “indipendenti” di sinistra, con risultati ‘clamorosi’ ma forse meno di quello che si potesse pensare) – la lotta tra l’ala sinistra ed i renziani ha visto un sostanziale pareggio. Un risultato che arriva a tre mesi dalle consultazioni dell’8 dicembre, che aveva visto vincere gli “innovatori” con un rapporto devastante di 8 a 2.

Dalla giornata di domenica – probabilmente – gli ex cuperliani hanno capito che anche a livello locale i cedimenti rispetto a 5 anni fa ci sono e sono importanti (vedi Piombino), ma d’altro canto i renziani hanno capito che non basta esibire la spillina da renziano per vincere. In questo profluvio di positività, però, c’è anche da ricordarsi che tra meno di 80 giorni ci sarà un turno di elezioni amministrative che potrebbe essere paragonato a quelli di inizi anni ’90.

Con il rimescolamento partitico a livello nazionale, soprattutto nel fronte del centrodestra, si tratterà del primo turno “importante” di elezioni locali con il Movimento Cinque Stelle in Parlamento e Renzi segretario del Partito Democratico. Il tutto, per di più, in contemporanea ad un voto quasi esclusivamente d’opinione come quello delle elezioni europee. Insomma, se in molte realtà toscane il livello dello scontro “fratricida” non si abbasserà, non è difficile immaginare che una parte dell’elettorato democratico guarderà un po’ più a sinistra, se la “Lista Tsipras” riuscirà ad acquisire maggiore visibilità, o magari tornare di nuovo sulle posizioni movimentiste a cinque stelle. Perché a maggio, tra un voto segreto e l’altro, potremmo anche essere in pieno inverno.

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