Firenze fetta al latte

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La politica è sempre più comunicazione. Anzi, nei paesi in cui sta avendo successo la deriva populista è solo comunicazione. In Italia, però, questa matrice populista è comunque vincolata alla televisione, unico vero media che permette l’accumulo di potere, checchè se ne dica di social network e menate tecnologiche varie.

Così, per tener fede al registro televisivo, anche le liste di un’elezione amministrativa possan somigliare sempre più a dei casting per una fiction o un reality di quart’ordine più che alla selezione di chi, ventre a terra e gamba che ha da mulinare veloce, debba amministrare la città. Capita infatti che la “vedette” – definizione più appropriata di il capolista – di una lista possa essere impersonato/a più dalla star di turno. Di destra? Di sinistra? Impegnato in manifestazioni para-politiche? Con esperienze politiche alle spalle? Fottesega!

Un clic, un viso noto che si schermisce, una promessa da piazzare lì per conquistarsi ancora una volta quel box a destra a pagina 3. Come in ogni casting però non c’è solo il “famoso” da copertina: c’è pure il personaggio improbabile, l’acerrimo nemico ‘convertito’ fino al ‘vecchio scudiero’ dei tempi andati. Un copione già scritto che aspetta solo la prova dell’audit… ehm, del voto.

Ed il tempo scorre così, ineluttabile. Con persone e personaggi in attesa di fama, e quelli “morti di fama”, in perenne fila d’attesa bramosi di un nuovo casting.

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