L’Idv e la (tentata) riverginazione via Twitter

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Sepolti da un’intervista di Report, risorti con una pubblicità su Twitter? Questi gli estremi dell’Italia dei Valori, formazione personalistica al tramonto un anno e mezzo fa dopo le sfortune televisive del padre-padrone Antonio Di Pietro (a causa di qualche ‘defaillance’ davanti ai microfoni di Report) e che ora, in vista delle elezioni europee ma soprattutto per difendere le ‘bandierine’ conquistate 5 anni fa nelle elezioni amministrative, cerca nuove fortune nell’urna.

Quale moda cosa avranno pensato i post-dipietristi per cercare di intercettare e compiere così il processo di riverginazione politica? Beh, visti gli scontri quotidiani tra grillini e renzini, perché non provare ad entrare sul ring di Twitter? Ottima (e banale) idea! Però sorge un problema: visto che ormai il consenso nell’elettorato è ad una percentuale che ricorda il prefisso telefonico di Campobasso, come riuscire ad avere visibilità tra quei due milioni di persone (tra l’altro, probabilmente per il 50% giornalisti) che ‘affollano’ il social network dell’uccellino celeste? Semplice, se non riesci a conquistare l’attenzione, comprala!

Accade infatti che il primo hashtag per oggi non sia ad appannaggio di Telecom o di qualche altra azienda che lancia un brand, ma bensì tal #loabbiamofattonoi che porta con se i tweet carichi dei risultati ottenuti dall’Italia dei Valori. Al di là del no al nucleare e della richiesta di abolizione della riforma del lavoro Fornero è difficile trovare argomenti, ma le poche truppe sono ben attive e si muovono rapidamente per rispondere a stretto giro di posta.

Un tentativo, a pagamento, sul social che è sempre più lo specchio delle varie torcide partitiche o correntizie e non uno strumento reale per la riconquista di voti. L’Idv, in pratica, per cercare una rapida riverginazione elettorale – non avendo la possibilità di accedere ai media tradizionali – rischia di rimanere chiusa in quel “recinto dei giaguari” che ha intrappolato  nella gabbia di autoreferenzialità la gestione bersaniana della campagna elettorale democratica alle politiche del 2013. Perché, oggi come allora, i profili social (ancora) non votano.

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