Il tram dei desideri che nei cantieri all’incontrario va

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Esattamente cinque anni fa ai fiorentini compariva questa promessa all’interno di un lunghissimo elenco: “Verifica del Lotto 2 e Lotto 3 della Tramvia per evitare gli ingiustificabili ritardi dei lavori sul Lotto 1. Verifica contabile della parte economica e della bigliettazione minima garantita. Verifica tecnica della fattibilità dei tracciati proposti”.

L’elenco, alcuni forse ancora lo ricorderanno, è quello dei 100 punti elettorali dell’allora candidato sindaco Matteo Renzi. Era l’aprile del 2009 e se un fiorentino pensava alla tramvia la ricollegava agli estenuanti lavori per la linea 1, quella tra Santa Maria Novella e Villa Costanza, collaudata per intero solo nel marzo 2009 e che avrebbe visto definitivamente la luce solo nel febbraio 2010. Preistoria vista da oggi, e per i tempi della politica. Almeno per quelli del Partito Democratico.

Una lunga sequela di annunci-spot ha infatti scandito il lustro che ci separa dalla stesura di quelle parole. Dai primissimi rinvii alle linee 2 e 3, dovuti ad una difficoltà progettuale nel passaggio al Duomo, fino all’ipotesi di un’immaginifica linea 4 (sì, è stato raccontato pure questo) che avrebbe dovuto collegare l’area della Leopolda – crocevia successivo di questa storia – alle Piagge e a San Donnino. Una successione che scorre, forse non a caso, su due binari: quello delle pagine dei giornali e quello delle sedute del consiglio comunale. Vicini ma paralleli.

Nel marzo 2011 è ancora Renzi a rimarcare, come ripreso da un lancio dell’agenzia Asca, come “La giunta ha approvato il progetto con alcune prescrizioni i lavori partiranno il 2 maggio e puntiamo a terminare entro mille giorni. Questa è una delle prescrizioni che abbiamo dato”. Ma è la Leopolda uno dei momenti clou per le sorti, fantascientifiche, della linea 2. Subito prima dell’apertura del secondo appuntamento della kermesse protorenziana è il “fu” sindaco a scrivere su Twitter “E vai che si parte con la linea 2! Ci metteremo 950 giorni, non 1800 come previsto. E finiremo per le elezioni 2014. Contenti?. Contentissimi tutti anche il 5 novembre 2011 quando va sul palco una scena degna del finto funerale di “Amici miei”: taglio del nastro, clic, foto sorridente, clic, operai presenti, clic, posa dello striscione “La tramvia migliora la circolazione”. Qualora entrasse in funzione. Eh sì, perché anche quella sceneggiata non porta ad altri esiti se non a successive promesse e figure sempre più barbine.

Figure accomunate dal fatto che il profilo di Renzi si defila, forse comprendendo che la soglia del ridicolo è stata oltrepassata definitivamente quel 5 novembre. Ed allora ecco affacciarsi altri protagonisti. Ecco arrivare i (non improvvisi) problemi per le aziende che, tutto ad un tratto, falliscono. La linea 1 continua la sua spola avanti ed indietro da Scandicci, predicando nel deserto. La linea 2 torna alla ribalta solo in una newsletter tragicomica del Comune di Firenze inviata nel luglio 2012: “Sono trascorsi alcuni mesi e i lavori veri propri non sono ancora partiti, a causa delle difficoltà del consorzio di operatori che a suo tempo si era aggiudicato l’appalto per realizzare l’opera. L’unico cantiere attualmente in funzione risulta l’A.1 di Linea 2 (Trincea Guidoni). Allo stato attuale non siamo in grado di indicare con precisione l’inizio delle attività di cantiere”. Ad oggi è l’unico invio “ufficiale”.

Le lancette girano, le promesse volano ed i cantieri latitano. Gli affari di Firenze non interessano più Renzi, che in due round ottiene la “cintura di segretario del Pd”, e nessuno tra i democrat vuole perdere la faccia su quei due binari lontano dalle elezioni. Ma le elezioni arrivano e, insieme a loro, tornano puntuali le promesse sulla linea 2. Clic, firma del documento, clic, i due NN (figli di una politica ignota) sorridono, clic, arriva un’altra data. A maggio 2014, assicurano il sindaco-pro-tempore-ma-per-ora-vicesindaco-nonchè-deputato Nardella ed il neo-vice-ministro Nencini, partiranno i lavori grazie ai 121 milioni garantiti dallo Stato. Le conclusioni? A dicembre 2017.

Perché, e Celentano già lo sapeva, la tramvia di Firenze è un po’ quel treno dei desideri democratici, che nei cantieri all’incontrario va.

(ps. queste riflessioni sparse sono state ospitate – molto gentilmente – anche su l’Altracittà, che vi consiglio vivamente di leggere)

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