Se pesano più le preferenze delle primarie (e forse delle elezioni)

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Il voto ha portato ad un risultato sorprendente. Non tanto per “l’ordine d’arrivo” (bene o male è rimasto quello prospettato dai sondaggisti, anche se con alcune defezioni anche da quel punto di vista), quanto per le proporzioni. Una così larga vittoria del Partito Democratico era personalmente imprevedibile, nonostante il fortissimo battage mediatico.

Senza perder tempo dietro ad analisi sulla “fuga di voti M5S” o sulla “capacità attrattiva di Renzi” (le proporzioni del distacco le riconduco esclusivamente ad un sentimento di paura che i grillini hanno instillato nella maggioranza silenziosa moderata italiana), mi soffermo sul vero elemento chiave di queste elezioni europee ed amministrative, cioè le preferenze.

Cancellate dall’ordinamento giuridico in materia di legge elettorale per le elezioni politiche, le preferenze sono ormai “superate” dalle primarie, soprattutto a livello locale. A differenza delle primarie, però, i risultati delle preferenze sono più riconducibil; come dire per farsi capire meglio… più rintracciabili. Accade, ad esempio, che nelle europee dominate nel centro Italia dalla renziana Bonafè, un altro europarlamentare toscano abbia raccolto in una sola provincia non toscana, Frosinone, un consenso superiore a quello raccolto in 2 delle 4 regioni della circoscrizione (cioè Umbria e Marche). Un fenomeno, legalissimo (ci mancherebbe!), ma che ben spiega quanto sia importante cercare il consenso con gruppi di voti in aree – magari – lasciate “scoperte” dalle candidature ‘indigene’.

Lo stesso è avvenuto a livello locale. Parlando di Firenze, le preferenze sono – da sempre – il termometro della situazione interna ai partiti, soprattutto in casa Ds-Margherita-Pd; a destra, infatti, le cose sono ormai “stabili” da tempo, con i campioni della preferenza che difendono strenuamente il loro fortino di voti (foraggiandolo con migliaia di volantini). Ma dicevamo del Pd. La quantità di cognomi non è mai casuale, ed anche la possibilità della parità di genere non ha scalfito questa usanza. I risultati “inspiegabili” dei campioni delle preferenze sono, spesso, semplicemente l’indicazione di chi mettere in giunta e chi alla presidenza del consiglio comunale; chi invece raggiunge cifre inferiori alle aspettative, probabilmente sa che deve passare il turno e vivere un quinquennio da comprimario, sperando nella riconferma.
Gli ingressi “a sorpresa”, infine, possono solo che essere contenti, probabilmente sono gli unici che hanno fatto una buona campagna elettorale; ma devono stare attenti, saranno i primi ad essere oggetto delle “avances” correntizie.

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