A Livorno un voto emotivo, ma neanche troppo

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C’è una scritta che i livornesi – o i toscani che stanno per arrivare sulle spiagge del Romito, di Quercianella o Castiglioncello – conoscono benissimo: ‘Puccio sterza’. Ma Puccio “Pd” non sterza, così accade che nel ballottaggio contro il Movimento Cinque Stelle guidato da Filippo Nogarin, i democrat livornesi con il consigliere regionale Marco Ruggeri finiscano faccia al muro.

La scritta, che da anni campeggia allo svincolo del Marroccone sull’Aurelia, è una sintesi perfetta di quello che è stato il percorso elettorale labronico: in precedenza una strada a 4 corsie tranquilla (con tanto di sorpassi e controsorpassi tra correnti dem), una galleria (le primarie del centrosinistra con un’affluenza che, vista oggi, era già presagio di cattive notizie), curve tortuose (e quasi a 360°) prima dell’arrivo al muro con la suddetta scritta.

Il botto c’è stato, senza alcun dubbio. Ma i freni si erano usurati da tempo, con alcuni dei responsabili della ‘manutenzione’ della macchina-Pd che – nel loro settore lavorativo di competenza – hanno avuto addirituttura promozioni fiorentine. Ma questa è un’altra storia. La Livorno degli ultimi 10 anni ha vissuto in una marea progetti annunciati che hanno avuto la caratteristica comune di essere invisi o non compresi da gran parte della cittadinanza. Dalla discussione eterna sul nuovo ospedale al rigassificatore: una gestione della cosa pubblica troppo chiusa, che si è preoccupata troppo poco dell’esterno per capire la trasformazione in atto in città.

In sintesi: si è sviluppata una gestione amministrativa (e politica) cittadina quasi del tutto subappaltata alle correnti umorali di un partito. Una tipologia di gestione che, a prescindere dal momento del voto, è sempre foriera di sconfitte. Al netto dei populismi filo-grillini, il voto di Livorno dimostra che anche i simpatizzanti hanno bisogno di un minimo di motivazioni per votare il candidato a sindaco del proprio schieramento. Ruggeri, in quindici giorni, ha perso circa 2300 voti mentre Nogarin li ha più che raddoppiati. Una tendenza che travalica gli apparentamenti partitici delle ultime due settimane – con alleanze trasversali più o meno esplicite – e che è stata acuita dalla giunta presentata in anticipo da Ruggeri (con presenze, diciamo, discutibili).

La ‘rossa’ Livorno – probabilmente – lo è ancora, non è diventata gialla. Ma è un rosso emotivo di risposta, un rosso non di rabbia ma di vendetta. Una vendetta per una gestione della “cosa pubblica” incomprensibile e distante, limitata ad un conciliabolo di pretoriani. Una tecnica di gestione che appartiene nel Dna, territorialmente, a tutto il Partito Democratico.

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