“Fire-ataly” e il lavoro come elemosina

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Circa 250 giorni e 60 lavoratori, a tempo, licenziati (o – per essere precisi – non rinnovati). Con una media di un’interruzione di lavoro ogni 4/5 giorni. Questo il non invidiabile record dello store Eataly di Firenze che nelle giornate del 30 e 31 agosto ha visto le sue prime agitazioni sindacali a livello nazionale.
Era il 17 dicembre 2013 quando la “salumeria postradicalchiccosa” venne salutata come un’autentica manna nel cuore di Firenze, in grado di creare occupazione e di ridare vita – è bene ricordarlo – agli stabili che un tempo ospitavano la libreria di via Martelli. Un’apertura che portò immediatamente ad una “glorificazione” che è stata pressante ed iniziata con voli pindarici del tipo “nuovo Rinascimento a Firenze”. Un esercizio proseguito anche nelle settimane a venire ed è proseguita a suon di paginate (e paginate) pubblicitarie.
Ma non è andata come la proprietà si aspettava. E se uno dei “discendenti” del vate Farinetti ha dichiarato recentemente, dopo soli 8 mesi, che il risultato del punto vendita fiorentino è solamente “buono”, allora c’è davvero da preoccuparsi, visto che – solitamente – v’è sempre un’abbondanza di aggettivazioni nello strombazzare i risultati economici di aziende che risultano essere particolarmente attive nella ricerca di spazi pubblicitari sui giornali.

Ed è a questo punto che viene l’altroce dubbio: c’è stata volontarietà nel reclutare così tanti lavoratori al momento dell’avvio del punto vendita? Qualora ci fosse stata saremmo davanti a due opzioni: un ‘tragico imprevisto’ (che sottolineerebbe il pressapochismo imprenditoriale dietro la scelta dell’apertura fiorentina) o – ancor peggio – davanti all’idea del lavoro come elemosina.
Sì, perché il nuovo modello dell’imprenditoria italiana si basa sul concetto del lavoro come “favore” nei confronti del lavoratore, presupponendo cioè che – fin dall’inizio – chi ti dà lavoro lo fa come un “beau geste”, come se fosse un piacere. Una sensazione avallata dal fatto che, ad esempio, nello store fiorentino solo una quindicina dei 120 addetti alla vendita iniziali fossero stati assunti direttamente dall’azienda e non per via interinale.

Il lavoro, quindi, come soluzione temporanea all’assenza di denaro. Perché non c’è “flessibilità” – tanto richiesta da alcune parti – che tenga dietro alla decisione di assumere volutamente personale in eccesso. C’è solo sensazionalismo ed elemosina, con una lungimiranza imprenditoriale … alla Maria Antonietta

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