Come si cambia con l’ora solare, caro Gramellini

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Il giornalismo prêt-à-penser annovera da qualche tempo tra le sue fila un nuovo fulgido rappresentante. Massimo Gramellini, che con i suoi “Buongiorno” spesso scandisce i primi aggiornamenti social dei suoi aficionados, viene acquistato a pieno titolo dalla squadra grazie alla rapida trasformazione delle sue epistole mattutine.
L’apice è stato toccato ieri, 28 ottobre, con “Per chi suona la Fanfana“, replica stizzita in punta di penna alla dichiarazione della MEB(a?) riguardo alla vicinanza del ministro più allo storico Amintore rispetto all’icona – bistrattata – Berlinguer.
Una penna rossa, se si considera che lo stesso ineffabile ospite fisso di “Che sonno che fa
sottolinea come “chi l’ha pronunciata (la Boschi, nda) sa benissimo cosa rappresenti Berlinguer per la base del suo partito. E anche cosa rappresenti Fanfani: l’uomo del referendum contro il divorzio, il poster di una Democrazia Cristiana riformista in economia ma fieramente conservatrice in tutto il resto”. Un affondo che si compie con la chiosa finale sull’idea di partito della nazione, che Gramellini vede come “(…) Una Dc moderna, digitale, che rinuncia ai rullini ma non ai Fanfani, e che attraverso il giovane erede fiorentino realizza il progetto dei democristiani più astuti del passato: svuotare la sinistra tradizionale dal di dentro, governando con i suoi voti però non con le sue idee“.

Bene, bravo, bis! Applausi.

Poi però capita di ripensare a 150 giorni prima. Sì, a quel disdicevole spettacolo di regime avvenuto all’indomani della liberazione di alcuni bambini congolesi, adottati ma bloccati da mesi nel paese natìo. La vicenda è nota: palazzo Chigi decise di farli accogliere, oltre che dalle autorità, anche da un battaglione di fotografi. Allora, il buon Max, si appellò al “Bene pubblico” difendendo a spada tratta le treccine fatte al ministro per le Riforme: “Resiste, persino in un Paese sguaiato come il nostro, un certo fastidio per l’ostentazione del bene. Il male può essere mostrato in ogni sfumatura morbosa, con l’ottima scusa di denunciarlo. Invece il bene è circondato da una bolla di pudore e chiunque osi spezzarla viene lapidato dai ghigni del cinismo. Ma a furia di rimuovere il bene, molti di noi hanno finito per credere che non esista“.

Una rapida trasmigrazione di pensiero. Dall’apoteosi al disconoscimento del renzismo in pochi mesi. Sarà mica colpa del ritorno all’ora solare?

 

 

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