Renzi ha realizzato il sogno sessantottino

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Le trasformazioni sociali del movimento del ’68 hanno trovato il loro coronamento nelle politiche dell’attuale governo. L’ondata di rinnovamento ha definitivamente spazzato via il vecchiume e spezzato gli assi portanti della politica ‘vecchia’, che si celava dietro il voto segreto o le alleanze in difesa della tenuta della maggioranza.

I diritti dei lavori sono stati rinnovati quasi del tutto, soprattutto con il Job Act, la riforma che supera il concetto di operaio-massa e lo pone nella visuale dell’operaio-atomo, ed anche il contratto dall’essere solidamente “massiccio” passa ad essere etereo, quasi impalpabile.

La lotta contro l’automazione è stata vinta proprio da quest’ultimo esecutivo, facendo diventare automi anche altri reparti della produttività italiana, come ad esempio la Camera ed il Senato della Repubblica.

Gli operai e gli studenti si sono ancora più avvicinati, anzi, sono proprio gomito a gomito: dalla Manpower all’Adecco, ma passando anche dall’Umana.

Ma la vittoria più lampante del governo è quella della meritocrazia, soppiantata dalla mediocrazia, la vittoria della mediocrità, dalle poltrone dei ministeri alla conoscenza dell’inglese. Niente lezioni ex cathedra, ma una didattica profondamente ignorata. Dissolte anche le vecchie forme di organizzazione collettiva: in fabbrica non esistono più commissioni interne, assemblee o consigli … e nemmeno la fabbrica. Capita, quando ci si lascia andare all’innovazione!
“L’immaginazione al potere” contro il principio elementare di giustizia per cui ognuno raccoglie i frutti di quello che semina, viene attuato; vengono immaginati mutui dai più giovani, pensioni dai più vecchi ed un lavoro – qualsiasi – da chi si ritrova nel mezzo.
Ma è il ‘Vogliamo tutto e subito”, altro motto sessantottino, che vede nell’attuale esecutivo il suo più fulgido esempio. Le riforme sono state realizzate a cadenza mensile, come detto, i doveri sono stati sconfitti dai diritti (ma poi i diritti sono stati squalificati). Inoltre il ‘vogliamo tutto e subito’ trova la sua completezza nell’arena parlamentare: il Partito Democratico ha voluto tutta Forza Italia e tutto l’Ncd, ed ora si ritrova con Verdini e Quagliariello. Il rifiuto dell’ipocrisia diventa l’accettazione di qualsiasi cosa, a prescindere.

(ps. sì, è un post leggermente sarcastico)

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La sua ora ‘migliore’

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Una citazione forse esagerata quella di Churchill per spiegare come si sta dispiegando la forza vischiosa del renzismo. Lavorando – e vivendo – a Firenze da oltre 8 anni, quel che è avvenuto nelle ultime ore con le dimissioni di Cuperlo (che ha dimostrato come la cosa migliore che sappia fare la sinistra Pd sia quella di … dimettersi) in realtà non è altro che il ripetersi di situazioni già viste.

Tutti gli ex Pds-Ds commettono da anni lo stesso errore: assecondare Renzi con la convinzione – remota – di riuscire a spuntarla su qualcosa.

In principio la designazione come candidato alla presidenza della Provincia, anno domini 2004, per la “regola” (non scritta, ma ferrea) dell’alternanza Ds-Margherita. Poi la partecipazione alle primarie, nel 2009, grazie allo stesso principio (“giova” ricordare che il candidato designato da Roma, Lapo Pistelli, fosse – non a caso – esponente della Margherita a sua volta). Quel che arriva dopo – la “rottamazione”, le “Leopolde”, gli “Adesso” ed il “Cambia verso” – è solo il frutto della crescita esponenziale dell’ego dell'”Obama di Rignano”.

Un ego fortemente coltivato grazie alla presenza di fedeli e non di collaboratori (come ho sottolineato qualche tempo fa) e da un’opposizione interna formata per lo più da pavidi poltronisti – di formazione veltronian-dalemiana – che, piuttosto di perdere il posto, preferiscono fare da sparring partner alle esibizioni-show del sindaco più amato d’Italia.

Il tutto accompagnato da una stampa che non appare fortemente critica nei suoi confronti (eufemismo). Siamo arrivati al punto che se Renzi davanti ai microfoni dice “avete le mamme maiale” (ora invece perdonatemi l’iperbole di matrice livornese), possiamo pur stare sicuri che il giorno dopo apparirà un editoriale su Repubblica o sul Corriere, ci sarà un’intera edizione di Europa o qualche decina di link de il Post e de Linkiesta che ci spiegheranno che – in fondo – è un po’ vero che abbiamo tutti le mamme maiale. Solo perché lo ha detto lui.

Per tutto questo (cioè per lo strabordante ego del singolo, e per la nullità di chi gli si pone dinanzi) rimane solo da sperare che questa per Renzi, e per il suo seguito, sia l'”ora migliore”.